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Lungo la via - Chiusa per mancanza di fedeli

Nell’aprile 2017, sulla porta di una chiesa di Venezia è apparsa una scritta provocatoria: “Chiusa per mancanza di fedeli”. Le tante trasmissioni televisive o il parlare “laico” dei monumenti della fede spesso, esaltando solo l’aspetto storico-estetico, fanno dimenticare che le chiese sono nate non per abbellire il territorio, ma per riunire e formare quelli che seguendo Gesù e il suo Vangelo cercano di vivere come un NOI, come fratelli corresponsabili della storia, superando il cancro dell’individualismo che tutto livella e tutto distrugge, a scapito dei più deboli.

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In Chiesa ci si va per diventare “uomini in relazione” e non individui che chiedono servizi religiosi solo in alcuni momenti della vita, quasi senza nessuna condivisione delle finalità della Comunità cristiana, e senza farsi carico neppure della manutenzione di quella che essi considerano una location per eventi privati: in genere, da parte di tali cristiani, si pretende tutto e si lasciano misere offerte alla Parrocchia in occasione di quegli eventi (funerali, matrimoni, altre cerimonie…) per i quali talora si spendono “patrimoni”, senza considerare le spese che si accollano quanti vivono abitualmente la Comunità per garantire proprio quegli spazi e quei servizi (manutenzione ordinaria, stipendio e straordinari al sagrestano, luci, riscaldamento…). Chi scrive sta servendo la Parrocchia di Alife in modo totalmente gratuito, ma deve constatare che nonostante questo, il Consiglio per gli Affari economici fa molta fatica a giungere alla fine del mese… Una Comunità cristiana fatta di individui che pretendono solo servizi, rifiutando l’esperienza del NOI, prima o poi muore. Prima o poi qualcuno scriverà “Chiusa per mancanza di fedeli”. Ma questo sarebbe il meno. Quando l’attività principale di una Parrocchia è costituita soltanto dalla celebrazione di eventi pubblici e privati, essa diventa inutile e insignificante. E non ci lamentiamo che alcuni giovani non la frequentano più. Infatti capita che spesso persone che bazzicano la chiesa per motivi individualistici (pubblici o privati), poi fuori della Chiesa si comportino come gli altri, cioè da individui che pensano solo ai loro interessi, senza nessuna attenzione agli altri e al bene comune. In tutte le vicende tristi che hanno recentemente interessato Alife, che peso ha avuto effettivamente la fede cristiana, cioè il pensarsi come NOI, che quanti si dichiarano credenti avrebbero dovuto testimoniare? E che dire dell’atteggiamento di molti verso la Scuola di Alife, da cui si fugge, lasciandola morire, col rischio di far perdere alla Città un importante polo di crescita e di rinascita? Nella Visita pastorale, ho visto il commovente impegno di tante piccolissime comunità per salvare la loro Scuola. Possiamo parlare di un impegno analogo in Alife, uno dei maggiori Comuni del Territorio? E cosa hanno fatto in proposito gli uomini e le donne del NOI, cioè i cristiani, per invertire una certa tendenza individualistica che sta impoverendo o addirittura facendo morire l’istituzione scolastica alifana, a tutto danno dei bambini meno fortunati e della qualità di vita della stessa Comunità cittadina? Taluni oggi ostentano un rapporto soft o strumentale con la Comunità cristiana, che talora si vantano di non frequentare, radicandosi nei loro fortini individualistici… Un antico autore diceva che i cristiani sono “il fermento e quasi l’anima del mondo”. Penso che dovremmo interrogarci di più sui motivi di certa decadenza sociale ed umana della nostra Città. Forse scopriremmo che alla base di tutto, non c’è mancanza di intelligenze o di capacità, ma soltanto dell’impegno a pensarci come NOI, facendo entrare di più nella pasta della nostra storia il lievito del Vangelo; e che il pericolo vero non è: chiudere una chiesa per mancanza di fedeli, ma azzerare i valori e il futuro della nostra Città.

+ don Valentino

 

 

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